Signor Giudice

ti presento il cane di un altro

 

 

Chi legge queste poche righe è certamente già un esperto e profondo conoscitore di Expo cinofile, ma vorrei attirare la sua attenzione su una particolare e ripetuta esperienza da me vissuta e che mi rendo conto come ormai sia una consuetudine affermata e consolidata.

Chi scrive non è un allevatore professionista, ma il semplice proprietario di un cane particolarmente bello e dotato, non a dir mio, perché potrei essere naturalmente di parte, spinto dai sentimenti di amore e di affetto che mi legano al mio compagno a quattro zampe, ma a detta di giudici e competenti allevatori della razza che hanno visto in lui le qualità giuste per poter scalare facilmente le vette della carriera espositiva nel mondo cinofilo.

Ma quello che poi succede nel ring è tutt’altra cosa.

Sei lì in attesa che venga il tuo turno, ansioso e palpitante perché sai che spesso il confronto è arduo, perché sei cosciente che solo il migliore della razza sarà meritevole del sospirato CAC, perché sei consapevole che oltre quella coppetta da tre euro non c’è premio in denaro e di conseguenza immagini una competizione schietta e onesta, perché ti rendi conto che la preparazione di un mese te la giochi in soli tre minuti di giudizio e non sai ancora come il tuo campione ( è con questi occhi che lo vedi tu ) si comporterà, se starà fermo e composto, se assumerà la giusta postura agli occhi del giudice o se, come è tipico e nel contempo diverso per ogni razza, deciderà di non camminare, salterà, sarà preda di una inspiegabile irrequietezza o, quel che è peggio, si azzufferà con quel cane troppo vicino nel ring. 

Arriva il momento tanto atteso, entriamo nel ring, uno sguardo al tuo cane, poi ti guardi per un solo attimo attorno e vedi che al guinzaglio di un altro cane c’è legato un conduttore professionista.

Il cane non è suo ed è perfetto nell’aspetto esteriore, categoricamente in giacca e cravatta, elegante nei movimenti.

Ammicca al giudice, quasi lo conoscesse già, posiziona il cane in un attimo nel modo più corretto, si pone davanti e con gestualità appena accennata attira la sua attenzione e non solo la sua, uno sguardo a destra del cane e uno a sinistra, una promessa appena accennata di un dolce bocconcino ed è fatta.

Poi ci muoviamo tutti insieme, io goffo con i miei passetti insicuri, lui elegante nella sua corsa, fluida, tutt’uno col cane, che non è una corsa ma una danza, con quelle movenze gentili, quasi femminee, che attirano l’attenzione del giudice su se stessi più che sul cane.

Il giudice ammicca a sua volta, sorride soddisfatto di siffatta eleganza, gode della vista di tale coppia che sembra volare sul tappeto del ring, perde di vista gli altri concorrenti, quasi li ignora, a momenti non li giudica nemmeno, sembra che abbia deciso già il vincitore, sordo ai vivi commenti e alle pesanti lamentele del publico.

E’ allora che ti accorgi che qualcosa non sta andando per il verso giusto: non si sta giudicando il cane, si giudica l’handler e la sua capacità di portare alla vittoria anche i cani non meritevoli.

Così non può andare, pochi sono i giudici che guardano al cane e non all’handler.

Capisco che presentare bene un buon cane serve a mettere in risalto le qualità dello stesso, ma è anche vero che spesso si ottiene di nasconderne i difetti. E il giudice che ci sta a fare? Gli serve forse un buon handler per giudicare il cane?

A conferma, mi viene in mente un articolo letto sulla rivista ufficiale dell’E.N.C.I. e che riporto in parte:”(omissis) vedo un Segugio a pelo raso di rara tipicità, ma è presentato tanto male, da mettere in risalto difetti di struttura. (omissis) A bordo ring c’è un amico: lo invito ad entrare nel ring in soccorso al presentatore. Un attimo: il Segugio si presenta correttamente ed evidenzia tutta la sua distinzione e bella costruzione.” ( Mario Quadri da “i nostri Cani” ottobre 2008 )

Quindi il cane aveva difetti di struttura e si è ricorsi ad un professionista per nasconderli.

Così la competizione è falsata, la bilancia pende troppo facilmente in favore degli handlers, svantaggia quei proprietari di cani che non possono permettersi di foraggiare questi professionisti, quei proprietari che in nessun caso vogliono separarsi dai propri compagni a quattro zampe e desiderano portarli al successo con mezzi propri e propri sacrifici.

Prima di giudicare nel ring, i Giudici dovrebbero aggirarsi fra i gazebo degli espositori, guardare come vengono accuditi i cani, come vengono tenuti, come vengono preparati al ring, ascoltare la differenza fra le parole che rivolgono loro i proprietari e quelle di chi amore non ha per il cane, ma solo per il proprio lavoro.

Ma non vi siete accorti che le esposizioni canine sono sempre più piene di handlers e meno di privati? Non vi rendete conto che il privato si sta disamorando? Vi chiedete ancora perché sono poche le iscrizioni e perché molte esposizioni contano circa 600 iscrizioni su 400 razze riconosciute? ( Una media matematica di un cane e mezzo per ogni razza, che tristezza ). Volete forse che in un futuro prossimo le esposizioni cinofile vengano frequentate solo da handlers? O credete che loro possano amare i cani loro affidati più del proprietario?

Fatevi un esame di coscienza e troverete da soli le risposte.

 

                                        Roberto Scuderi

 

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