|
MONDO CANE
Due anni addietro ho perduto, per una tragica fatalità, un cane di nome Chicco, caro a me come un figlio, ed è solo quando si perde una vita a te cara che ti accorgi di quali spazi occupava nella tua vita e con quanto affetto riempiva la tua giornata.
Allora rifletti sulle cose che credi scontate e ti vengono in mente momenti di vita insieme: il muso sulla gamba con lo sguardo all’insù, a chiedere una carezza che sembrava non arrivasse mai; poi, ottenuto quel semplice gesto d’amore, ti accovacciavi ai miei piedi, fiducioso che mai ti avrei calpestato.
Ma ecco che lo sgradevole odore di una puzzetta giunge alle mie narici, mi infastidisce, lo commento con sottile ironia.
Oggi ripenso a quei momenti e mi rammento che anche tu arricciavi il naso quando io accendevo quella stupida sigaretta: ci amavamo e per questo sopportavamo l’uno i difetti dell’altro.
Nel mio cuore c’è un grande vuoto, ma sento che ho ancora tanto amore da dare e mi metto subito alla ricerca di un altro dalmata che possa lenire il mio dolore.
Comincia la ricerca che mi porta a conoscere una splendida Donna che, prima di affidare un proprio cucciolo, vuole accertarsi che il mio non sia solo un capriccio.
Mille le domande che mi pone e altrettante le difficoltà che fa nascere, solo per assicurarsi che quel cucciolo vivrà in una casa dalle mura tapezzate d’amore.
In aereo? “No!”. Allora vengo a prenderlo con la nave. “Scherzi?” Ho capito: da Catania a Genova in macchina. “Va bene, a condizione che per tutto il viaggio lo tenga fra le braccia sul sedile anteriore……”
E se uno non bastasse? Forse è meglio due.
Gli cerchiamo da subito una compagna perché non soffra la solitudine quando io sono al lavoro.
Trovata e scelta, ma c’è una piccola difficoltà: ha una sorella che, per un handicap, rischia di restare sola. La guardo per un solo attimo e lei guarda me: i suoi occhi dolci brillano ancora di più anche per quella palpebra che lascia intravedere il rosa della sua congiuntiva.
Ho deciso, il mio amore sarà sufficiente anche per te, hai già il tuo spazio nel mio cuore.
E sono tre: certo è un bell’impegno, ma sento di farcela, mia moglie mi è accanto, felice di tanta complice follia.
Ma quella casa su tre piani con piccolo giardino che sembrava immensa per un solo dalmata ora è angusta per tre vivaci cuccioli. Bisogna trovare una soluzione, va creato più spazio per i cani. La soluzione è semplice ma nel contempo coraggiosa: si vende casa e si acquista qualcosaltro con spazi più ampi all’aperto a costo di sacrificare i nostri.
Passano appena sei mesi e un fortuito incontro con colei che, forse a malincuore, si è privata di un cucciolo mi fa capire che il mio cane ha le qualità per diventare campione.
Inizia una nuova sfida, una nuova avventura: quelli che sento come i compagni onnipresenti della mia giornata diventano gli atleti di una molteplice serie di esposizioni.
E sono sacrifici: migliaia di chilometri macinati in macchina, interi weekends impegnati e denaro, tanto denaro.
Ma i risultati arrivano come previsto da chi ha molta più esperienza e l’amore per i miei dalmata aumenta a dismisura fino a raggiungere vette estreme, velate spesso da strana gelosia.
Sono felice, abbraccio il mio campione, ne sono fiero, mi compiaccio di me stesso, di come l’ho cresciuto, senza mai dimenticare i meriti dell’allevatore.
Il tempo passa, fra grandi gioie e piccole delusioni, fra vecchi ricordi che di tanto in tanto vengono a galla e nuovi gesti d’amore che i miei dalmata sanno donarmi.
Ogni giorno aumenta in me la stima che ho per quella donna che mi ha ceduto il suo cucciolo più bello, la considero il mio tutor, la mia consigliera nel mondo cinofilo: mi affido a lei ogni volta che mi sorge un dubbio, ogni volta che mi serve un consiglio, attivo un filo diretto che quasi annulla la mia passata esperienza decennale con il primo cane.
Noi del sud siamo fatti così, crediamo in quello che facciamo, andiamo a morire per un’idea e con questo impegno apriamo il nostro cuore, crediamo nell’amicizia e spesso ne restiamo delusi.
Una telefonata, una frase ingenua, certamente solo tecnica e senza malizia alcuna, detta per caso. “Ieri il miglior risultato l’ha fatto un Mio cane” ed ecco che mille domande ti sorgono in mente: basta mettere al mondo un figlio per poi dire che è sempre suo? No, porta solo il suo Cognome. Un figlio va cresciuto, alimentato, curato e valorizzato, portato a scuola perché migliori le sue innate capacità. Si gioisce per i suoi successi, si soffre per le sue sconfitte, si sente la sua mancanza quando sei costretto ad affidarlo per una esposizione lontana e non vedi l’ora di rivederlo, di riabbracciarlo; un suo malanno risveglia in te vecchi dolori e nuove paure e ti distendi accanto a lui per confortarlo.
Poi rifletto e mi dico: è solo un fatto tecnico, la mia è stupida gelosia.
Ed ecco rinascere in me la voglia di comunicare, di collaborare, di gareggiare, di vincere per me e per Lei.
E’ ancora il mio tutor, le telefono per consigli, la faccio partecipe dei miei sogni e dei miei progetti, le apro il mio cuore e le chiedo aiuto.
Forse non basta e mi chiedo quanti altri in passato l’ hanno tenuta al corrente della vita dei suoi cuccioli.
Non ha avuto parole di elogio per l’impegno dimostrato e al contrario è stata pronta a rimproverare un momento di difficoltà con una frase certamente poco felice ma pesante come un macigno:”Se sapevo tanto, non te lo davo il mio cucciolo”.
Come è facile misurare il proprio amore!
Ma quale è l’unità di misura per l’amore degli altri?
Roberto Scuderi
|